Entrare in Rebecca significa attraversare una soglia. Non è un ingresso neutro, ma un vero e proprio passaggio. Lo spazio si apre lentamente,
le superfici iniziano a parlare e il corpo diventa parte dell’ambiente.
Fin dai primi istanti è chiaro che non ci troviamo davanti a una mostra da osservare a distanza, ma a un ambiente da vivere e attraversare,
in cui la percezione cambia insieme al movimento.
Fotografie di Francesca Di Giorgio all’interno della mostra “Rebecca” di Benni Bosetto presso Pirelli HangarBicocca.
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La mostra Rebecca
La mostra Rebecca di Benni Bosetto, a cura di Fiammetta Griccioli presso il Pirelli HangarBicocca, rappresenta la prima grande mostra istituzionale dell’artista.
Il titolo trae ispirazione dal romanzo di Daphne du Maurier, in cui la casa diventa luogo di memoria e presenza. Anche nello spazio espositivo, l’ambiente si carica di significati: pareti, superfici e oggetti non sono elementi neutri, ma parti attive di una narrazione.
Bosetto trasforma lo spazio dello Shed in un organismo vivo, un ambiente domestico e al tempo stesso onirico, dove ogni elemento contribuisce a costruire un’esperienza immersiva.
Il segno che resta
Nella pratica di Benni Bosetto, il disegno non è un elemento decorativo, ma un processo. Il segno si ripete, si stratifica e si trasforma nel tempo, costruendo una presenza visiva che non cerca perfezione, ma continuità.
Ogni traccia conserva un gesto e ogni variazione introduce un ritmo, rendendo visibile il tempo del fare e la dimensione manuale del lavoro.
In questo modo, il disegno diventa linguaggio e contribuisce a costruire uno spazio abitato, più che semplicemente rappresentato.
Fotografie di Francesca Di Giorgio all’interno della mostra “Rebecca” di Benni Bosetto presso Pirelli HangarBicocca.
La superficie come pelle
Nella mostra Rebecca, le superfici assumono un ruolo centrale e non sono mai neutre. Assorbono, trattengono e restituiscono, trasformandosi in una membrana viva che mette in relazione spazio e corpo.
Le pareti non funzionano più come sfondo, ma diventano parte attiva dell’esperienza, registrando il passaggio, il tempo e la presenza.
La superficie si trasforma così in una pelle, una soglia tra interno ed esterno, tra percezione e memoria.
Fotografie di Francesca Di Giorgio all’interno della mostra “Rebecca” di Benni Bosetto presso Pirelli HangarBicocca.
Dallo spazio all’abitare
Questa riflessione sulla superficie non resta confinata allo spazio espositivo, ma si estende al modo in cui viviamo gli ambienti. Le superfici
che ci circondano non sono mai neutre: contribuiscono a definire atmosfera, percezione e identità dello spazio.
In questo senso, la carta da parati assume un ruolo completamente diverso, diventando uno strumento progettuale capace di costruire relazione e carattere.
Il dialogo con Wallovely
È proprio in questa visione che si inserisce il lavoro di Wallovely. Le carte da parati non vengono pensate come semplici elementi decorativi, ma come superfici attive, capaci di trasformare lo spazio e dialogare con chi lo abita.
Pattern, ritmo e materia non decorano, ma costruiscono una presenza, creando una continuità tra arte e interior design.
Benni Bosetto
Benni Bosetto (Merate, 1987) vive e lavora a Milano ed è una delle voci più originali dell’arte contemporanea italiana della sua generazione. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera e un periodo di formazione alla Universität der Künste di Berlino, sviluppa una ricerca
che attraversa disegno, installazione, scultura e performance.
Al centro del suo lavoro si trovano il corpo, il gesto e la relazione tra spazio e percezione. Le sue opere nascono da segni ripetuti, rituali quotidiani, memorie personali e stati di semi-coscienza, trasformati in ambienti immersivi in cui realtà e immaginazione sembrano sovrapporsi.
Il disegno rappresenta il punto di partenza della sua pratica: linee tracciate a mano, superfici stratificate e processi lenti costruiscono spazi sospesi e profondamente fisici. Fin dalla mostra Florida (2016), Bosetto concepisce l’ambiente espositivo come una “nuova pelle”,
una superficie viva capace di mettere in relazione corpo, materia e spazio
Benni Bosetto, ritratto. Foto di Alberto Nidola via Art News Italia.
Visitare Rebecca significa cambiare prospettiva e comprendere che lo spazio non è mai neutro. Ogni superficie ha il potere di influenzare
ciò che viviamo e percepiamo.
È da questa consapevolezza che nasce anche il nostro modo di progettare: trasformare le pareti in elementi capaci di generare esperienza, relazione e identità.
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