Quando entri in una stanza, cosa senti per primo? Vi diamo un indizio, non è la metratura, non è nemmeno lo stile dei mobili.
È qualcosa di più immediato, quasi istintivo:
Accoglienza o distanza, calma o energia, protezione o apertura.
Quella sensazione nasce dalle pareti; o meglio, da come quelle pareti sono “vestite”.
Morena Gammieri, interior e product designer con studio ad Ancona, lo sa bene, per lei progettare significa dare forma all’invisibile,
ai bisogni, alle emozioni, alle abitudini di chi abita un luogo, e le superfici verticali — le pareti — sono il primo elemento che il nostro cervello elabora quando varchiamo una soglia.
È da questa consapevolezza che nasce la collaborazione con Wallovely e il tema che attraversa il suo approccio progettuale:
l’abito dello spazio.
Texture & Pattern – carta da parati in collaborazione con Morena Gammieri
Nata a Larino, nel Molise, cresciuta tra borghi medievali e arte barocca, Morena ha sviluppato fin da giovane una forte sensibilità per lo spazio e il dettaglio, dopo il Liceo Artistico e la laurea in Design d’Interni all’Accademia Poliarte di Ancona, ha costruito una carriera che intreccia interior design, product design ed event design.
Le pareti si vestono di nuovo: Morena Gammieri e il ritorno della carta da parati come statement
Le tendenze tornano, si sa, ma raramente tornano uguali a come le ricordavamo.
La carta da parati sta vivendo il suo momento — di nuovo — ma con una consapevolezza progettuale che negli anni ’70 non esisteva.
Oggi le superfici verticali sono trattate come pezzi statement, elementi che costruiscono l’identità dello spazio quanto un divano di design o una lampada iconica.
Il suo studio lavora su residenze private, spazi commerciali e progetti contract con un approccio che mette le pareti al centro, non ai margini.
“Quando entri in un ambiente, la prima cosa che percepisci non è tecnica ma emotività,” spiega.
“Accoglienza, energia, protezione: nascono da come lo spazio è vestito, e le pareti sono l’abito più visibile.”
Shop Wallovely – Sezione “Floreale” – Oak Rosa
Il ritorno consapevole: dalla nostalgia al progetto
Parliamoci chiaro: la carta da parati non era mai davvero sparita, semplicemente, per vent’anni è stata considerata out.
Il minimalismo nordico aveva imposto il dogma del muro bianco, dell’essenziale, del “less is more” interpretato come sottrazione.
Oggi il pendolo oscilla dall’altra parte, ma attenzione: non è nostalgia, è riscoperta del valore progettuale delle superfici.
Le nuove carte da parati sono materiali tecnici — lavabili, applicabili a secco, ecosostenibili — pensate in relazione a luce, funzione, architettura esistente.
“Negli anni ’70 la carta da parati era spesso scelta d’impulso, quasi mai integrata in un progetto d’insieme,” racconta Gammieri.
“Oggi chi la sceglie sa che sta facendo una dichiarazione, sta dicendo qualcosa su come vuole abitare quello spazio.”
È lo stesso cambio culturale che ha investito la moda: non compri più “vestiti”, compri identità indossabili.
Le pareti seguono la stessa logica.
Shop Wallovely – Sezione “Floreale” – Oak Verde
Una linea sottile tra decorare e progettare
Il processo è e riguarda il “come”, si parte dall’analisi della luce naturale — come cambia durante il giorno, in quali ore quello spazio viene vissuto di più.
Si studia la funzione: una camera da letto chiede calma visiva, un living può osare di più, uno studio ha bisogno di concentrazione senza monotonia.
La filosofia di Morena è riflessa in una citazione che ama:
“Il design è il linguaggio dell’ambiente, e ogni spazio racconta una storia.”
“Ogni progetto è una storia in sé, e mi impegno a farla risplendere.”
La nuova geografia del design marchigiano
Wallovely è parte di questo movimento: realtà che unisce artigianalità marchigiana e tecnologie di stampa digitale, personalizzazione su misura e visione contemporanea.
La collaborazione con Morena Gammieri rientra in questa strategia: portare competenze progettuali nel mondo della carta da parati,
elevare la conversazione dal “mi piace questo disegno” al “questa superficie lavora per il mio spazio”.
“Il vantaggio di lavorare fuori dalle capitali del design,”
riflette Gammieri,
“è che puoi permetterti di essere meno condizionato dalle mode del momento. Progetti per funzione e benessere.’’
Il verdetto: le pareti non sono più neutrali
Se c’è una cosa che questo ritorno della carta da parati ci insegna, è che l’epoca delle superfici neutre è finita.
O meglio: è finita l’idea che neutro significhi “non scegliere”, anche il bianco è una scelta progettuale.
La domanda è: quanto è consapevole?
Morena Gammieri per Wallovely propongono una risposta chiara: tratta le pareti come l’abito dello spazio.
Scegli con intenzione.
Progetta con noi, se non sai da dove partire, affidati a chi le superfici le studia da vent’anni.
Le pareti si vestono di nuovo e questa volta, sanno esattamente cosa stanno indossando.
Posti limitati, prenota ora per domenica 15 febbraio ore 18: https://abitativo.activehosted.com/f/676
Per info: info@wallovely.com
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